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Musica e memoria: perche una canzone riporta indietro di trent'anni

Il cassetto si riempie fra i dieci e i venticinque anni e si eredita in famiglia: la canzone lo apre da sola, e non guarisce la memoria di chi la perde

Persona in macchina con la radio accesa e lo sguardo lontano, in una strada al tramonto

Sei in macchina, la radio passa una canzone che non sentivi da anni, e in un secondo sei in un'altra estate: la cucina di casa, una persona, un odore. Non hai deciso di ricordare. È arrivato. Musica e memoria: è la cosa di cui parla questo articolo, cioè perché una canzone riporta indietro di trent'anni con una precisione che le foto non hanno, che cosa succede nella testa in quel momento e come usare questo fatto per stare meglio. Su questo argomento si sentono dire tre cose. Che le canzoni dell'adolescenza sono quelle che restano per sempre. Che la musica guarisce la memoria delle persone anziane che la stanno perdendo. Che basta una playlist di vecchi successi per tornare giovani. Sono tre frasi con una ragione, e l'articolo la cerca prima di dire che cosa regge.

Musica e memoria: cos'è e da dove viene

Musica e memoria sono legate perché la musica entra nella testa insieme a tutto quello che c'era intorno: il posto, la luce, chi c'era, quello che si provava. Quando la canzone torna, torna il pacchetto. Il neurologo Oliver Sacks lo ha raccontato nel 2007 in Musicofilia con decine di casi, e i ricercatori della memoria lo chiamano ricordo autobiografico evocato dalla musica. Non è un fenomeno nuovo: Marcel Proust nel 1913, nella Ricerca del tempo perduto, descrive una piccola frase musicale che riporta al protagonista un amore intero, e prima ancora le madri cantavano ai figli le canzoni che avevano ricevuto dalle loro madri.

Viene capita male in tre modi. Il primo è credere che la memoria musicale sia un archivio ordinato: non lo è, e la canzone che torna non è quella che hai ascoltato di più ma quella legata a un momento forte. Il secondo è usare la musica per forzare un ricordo che non vuole tornare, e restare delusi. Il terzo è pensare che il ricordo sia una fotografia: la canzone riporta l'emozione intera, ma i dettagli li ricostruisce la testa, e a ogni ascolto li cambia un poco. Musica e memoria lavorano insieme senza chiedere il permesso, e il modo di usarle sta nel lasciarle fare.

Cosa succede nella testa quando la canzone torna

La musica arriva a una parte della testa che sta dietro la fronte e che lavora insieme alla memoria dei fatti della propria vita e alle emozioni. Petr Janata, dell'Università della California a Davis, ha pubblicato nel 2009 sulla rivista Cerebral Cortex uno studio in cui persone giovani ascoltavano successi dei loro anni di scuola dentro uno strumento che guarda il cervello: quando un brano riportava un ricordo preciso, quella zona dietro la fronte si accendeva insieme alle zone della musica, e i ricordi arrivavano interi, con luogo e persone.

Musica e memoria hanno anche una finestra di tempo. Carol Krumhansl e Justin Zupnick, dell'Università Cornell, hanno pubblicato nel 2013 su Psychological Science uno studio in cui persone di vent'anni riconoscevano e sentivano come proprie le canzoni uscite quando i loro genitori avevano vent'anni: la memoria musicale si forma con più forza fra i dieci e i venticinque anni, e passa di casa in casa. Il legame fra le due cose, quindi, non è solo un fatto personale: si eredita a tavola e in macchina. Su come la musica tiene allenata la memoria in età avanzata c'è l'articolo sul canto come ginnastica per il cervello. Musica e memoria, per la ricerca, sono un cassetto che la canzone apre da sola, e che si è riempito soprattutto fra i dieci e i venticinque anni.

Cosa è vero e cosa è moda

È vero che le canzoni degli anni fra i dieci e i venticinque sono quelle che tornano di più, e la ricerca lo ha misurato. È vero che la musica riporta ricordi anche a persone che stanno perdendo la memoria: chi ha visto un anziano con la demenza cantare una canzone della sua gioventù, parola per parola, lo sa, e gli studi sui reparti lo confermano. Non è vero che la musica guarisca la memoria: riapre una porta per il tempo della canzone, e la porta si richiude. Non è vero che una playlist di vecchi successi faccia tornare giovani, e non è vero che il ricordo che torna sia esatto.

La moda ha prodotto playlist per la memoria, applicazioni che promettono di allenare il ricordo con le canzoni, cuffie per gli anziani con i brani della loro epoca. L'idea delle cuffie ha una base, ed è la più semplice: la musica personale riporta la persona per un poco, e chi la assiste lo vede. Le applicazioni che promettono di allenare la memoria con la musica non hanno prove che vadano oltre il piacere di ascoltare. Musica e memoria non sono una cura. Chi dimentica i nomi di ogni giorno, chi perde la strada di casa, chi non riconosce una canzone che sapeva a memoria, deve parlare con un medico, e la playlist arriva dopo, per il piacere e non per la diagnosi.

Musica e memoria: come usare una canzone, un passo alla volta

Musica e memoria chiedono venti minuti, un posto tranquillo, un foglio e una penna, e i brani che hai ascoltato fra i dieci e i venticinque anni.

Musica e memoria rispondono subito, dal primo ascolto, e i fogli dopo qualche settimana diventano un racconto. Va bene una volta a settimana, non va bene ogni sera, e non va bene con canzoni legate a un lutto recente senza qualcuno accanto.

Lo stesso metodo in altri momenti

La canzone che apre il cassetto serve in molte situazioni. In viaggio, in una città lontana, il brano di casa riporta il posto da cui si viene e toglie un poco la sensazione di essere fuori. Con i figli piccoli, le canzoni della propria adolescenza cantate in macchina diventano le loro, e fra vent'anni saranno il loro cassetto, come lo studio di Cornell ha misurato. Con un anziano che parla poco, la canzone della sua gioventù è spesso la sola chiave che apre una conversazione, e va aperta con calma, seduti accanto. E per chi ha perso qualcuno, la canzone di quella persona è un modo di stare con lei per tre minuti, quando si è pronti. Musica e memoria lavorano ovunque ci sia una canzone e un cassetto da aprire.

La radio in macchina e l'estate che torna in un secondo erano la scena. La canzone entra nella testa con tutto quello che c'era intorno, e Sacks e Proust lo hanno raccontato prima della ricerca. Lo studio di Janata del 2009 ha visto la zona dietro la fronte accendersi con i ricordi, e quello di Cornell del 2013 ha trovato la finestra fra i dieci e i venticinque anni e il cassetto che si eredita in famiglia. La musica riapre la porta anche a chi perde la memoria, e non la guarisce. I passi sono otto: cinque canzoni, un ascolto intero, lasciare arrivare, tre righe sul foglio, una canzone per volta, fermare il dolore, ascoltare con un anziano, una volta a settimana. Musica e memoria non sono la stessa cosa: la canzone è la chiave di un cassetto che la testa ha chiuso trent'anni fa senza dirtelo.

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