Ascoltare musica prima di dormire può aiutare alcune persone a rilassarsi e diversi studi hanno osservato miglioramenti nella qualità percepita del sonno. Ma parlare genericamente di “musica classica che cura l'insonnia” sarebbe eccessivo.
La ricerca suggerisce una conclusione più prudente: la musica può essere uno strumento utile all'interno della routine serale, soprattutto perché favorisce rilassamento e riduce l'attivazione prima del sonno, ma gli effetti variano da persona a persona.
Che cosa mostrano gli studi
Revisioni sistematiche hanno analizzato studi condotti su adulti con problemi di sonno e hanno trovato segnali favorevoli soprattutto sulla qualità soggettiva del riposo. In alcune ricerche l'ascolto musicale è stato associato anche a un minor tempo necessario per addormentarsi.
Questo non significa che il risultato sia identico per tutti. Popolazioni diverse, modalità di ascolto differenti, durata degli interventi e criteri di misurazione possono produrre risultati differenti.
Deve essere necessariamente musica classica?
No. Molti studi riguardano genericamente la musica e non dimostrano una superiorità assoluta della musica classica rispetto a tutti gli altri generi.
Spesso vengono utilizzati brani lenti, poco aggressivi, con dinamiche relativamente regolari e caratteristiche percepite come rilassanti. Ma conta molto anche la preferenza personale.
Un brano lento di Chopin può rilassare una persona e lasciare completamente indifferente un'altra. Per qualcuno una musica molto conosciuta produce sicurezza; per un altro mantiene il cervello troppo attento.
E i famosi 60 battiti al minuto?
È frequente leggere che la musica per dormire dovrebbe avere esattamente 60 battiti al minuto perché il cuore vi si sincronizzerebbe automaticamente. È una semplificazione eccessiva.
Ritmo, respirazione e attivazione fisiologica possono interagire con l'ascolto, ma non esiste una soglia universale valida per tutti secondo cui un determinato numero di BPM garantirebbe il sonno. È più corretto parlare di musica percepita come calma e non eccessivamente stimolante.
Cosa sappiamo davvero
La musica non sostituisce diagnosi e trattamento quando esiste un disturbo del sonno persistente. Gli studi disponibili indicano però che l'ascolto può essere una strategia non farmacologica interessante e a basso costo per alcune persone, soprattutto all'interno di una routine serale costante.
Non possiamo invece affermare che Mozart, Bach o qualsiasi altro compositore possiedano una proprietà specifica capace di “spegnere” il cervello.
Il rito dell'ascolto
Forse una parte del beneficio deriva anche da qualcosa che appartiene alla nostra vita quotidiana. Mettere un brano, spegnere lo schermo, ridurre le luci e dedicare alcuni minuti soltanto all'ascolto significa comunicare al corpo che la giornata sta terminando.
La musica diventa così una soglia. Non una medicina miracolosa, ma un modo per rallentare. E nella vita contemporanea, nella quale continuiamo a ricevere stimoli fino all'ultimo minuto prima di chiudere gli occhi, imparare nuovamente a rallentare può essere già una forma importante di benessere.
